sabato 28 gennaio 2012

Torta Biancaneve con pasta di zucchero

Questa bellissima torta l'hanno preparata nonna Lina e Sara per il sesto compleanno della mia bimba, con la mia piccola abbiam cercato una torta che le piacesse nei vari blog  ed è rimasta affascinata da questa torta di Biancaneve trovata nel blog emozionidizucchero.com, così abbiam preparato la pasta di zucchero e abbiam chiesto alle decoratrici di famiglia se potevano realizzare questo dolce sogno.. e diciamo che hanno realizzato un sogno  dolcissimo in modo meraviglioso!
Grazie nonna Lina e Sara!





Ricordi il giorno che presi a prestito la tua macchina nuova e l'ammaccai?
Credevo che mi avresti uccisa, ma tu non l'hai fatto.
E ricordi quella volta che ti trascinai alla spiaggia, e tu dicevi che sarebbe piovuto, e piovve?
Credevo che avresti esclamato: "Te l'avevo detto!". Ma tu non l'hai fatto.
Ricordi quella volta che civettavo con tutti per farti ingelosire, e ti eri ingelosito?
Credevo che mi avresti lasciata, ma tu non l'hai fatto.
Ricordi quella volta che rovesciai la torta di fragole sul tappetino della tua macchina?
Credevo che mi avresti picchiata, ma tu non l'hai fatto.
E ricordi quella volta che dimenticai di dirti che la festa era in abito da sera e ti presentasti in jeans?
Credevo che mi avresti mollata, ma tu non l'hai fatto.
Sì, ci sono tante cose che non hai fatto.
Ma avevi pazienza con me, e mi amavi, e mi proteggevi.
C'erano tante cose che volevo farmi perdonare quando tu saresti tornato dal Vietnam. Ma tu non l'hai fatto.
Ma tu non sei tornato.

Una regola d'oro: passeremo nel mondo una sola volta. Tutto il bene, dunque, che possiamo fare o la gentilezza che possiamo manifestare a qualunque essere umano, facciamoli subito.
Non rimandiamolo a più tardi, né trascuriamolo, poiché non passeremo nel mondo due volte.

-- Bruno Ferrero 

Ingredienti per circa 500 gr. di pasta di zucchero:

450 gr zucchero a velo,quello  che si compra e  non  quello fatto in casa.
 30 ml acqua
5 gr colla pesce (quella pane degli angeli va bene )
50 gr miele o   glucosio

Preparazione:

Lasciate ammorbidire per 10 minuti  la gelatina in una ciotola che avrete riempito con acqua fredda.
In un pentolino mettete burro,miele  o  glucosio,  acqua e la gelatina ben strizzata e far  sciogliere a fiamma dolce senza portare ad ebollizione ,occorre meno di un minuto.
Versate  sullo zucchero a velo e impastate finchè si ottiene un bel panetto compatto, io l' ho preparato col kenwood e quando si è formata una palla ho spento .
 Quando avete finito di impastare, mettere il composto ,che sarà abbastanza molle, su una spianatoia con zucchero a velo e conservarlo  nella pellicola trasparente e fatela riposare 12 ore a temperatura ambiente, non in frigo, in questo modo lo zucchero avrà il tempo di assorbire l'umidità in eccesso.
NON aggiungete tantissimo zucchero a velo perchè vi sembra appiccicosa e molliccia perchè dopo si  indurirà.
La pasta di zucchero avvolta in pellicola trasparente e chiusa in un contenitore ermetico si mantiene per molto tempo.

Per colorarla abbiam usato i colori liquidi  aggiungendoli nel momento in cui ci servivano

Per ricoprire la torta prima hanno steso con un matterello la pasta di zucchero

poi l' hanno fatta rotolare nel mattarello

e poi ricoperto la torta

facendola aderire bene e tagliando ai bordi la pasta in più

per questa torta c' era bisogno di un prato che è stato preparato con del pan di spagna sbriciolato e colorato con colorante liquido verde 

aggiungendo tutti particolari hanno assemblato le due torte
ed insieme alle bimbe abbiamo sistemato Biancaneve e i sette nani(, i pupazzetti son di plastica)

la torta ha stupito sia i piccoli,che i grandi...

sabato 21 gennaio 2012

Pane carasau delle Sorelle Simili e Auschwitz- Birkenau






Sfogliando il libro delle sorelle Simili, mi son imbattuta nella preparazione del pane carasau e così mi son cimentata, è riuscito veramente bene e già, in pochi giorni, l' ho preparato diverse volte... 








Un ex prigioniero di un campo di concentramento nazista era andato a trovare un amico che aveva vissuto con lui la stessa tragica esperienza."Hai perdonato i nazisti?" chiese all'amico."Si"."Io invece no. Nutro ancora un fortissimo odio nei loro confronti"."In questo caso", gli spiegò con dolcezza l'amico, "sei ancora loro prigioniero".
...i veri nemici non sono coloro che ci odiano, bensì quelli che noi odiamo...
Bruno Ferrero
Passeggiata ad Auschwitz e Birkenau



















cartolina

Birkenau




















































birkenau










Ingredienti:

250 gr di farina di semola rimacinata
150 gr di acqua
3 gr di lievito


 Preparazione:

 Impastare tutti gli ingredienti  e battere l’impasto  per almeno 10-15 minuti fino ad ottenere  un impasto morbido, liscio ed elastico, io li ho impastato col bimby per 10 minuti vel. Spiga e poi sbattuti sul tavolo per 5 minuti ancora.

Dividere l’ impasto in  8 palline e far lievitare  per almeno2/ 3 ore perché dovranno  quasi triplicare).


Eccole dopo 3 ore
N.B.:





















N.B.: Accendere un poco prima il forno e metterlo al massimo  della temperatura,  il mio forno era  a 270 gradi, perché deve essere molto caldo.Avendola, ho usato  una pietra refrattaria messa nella parte bassa del forno non appena lo si accende , ma va benissimo anche la placca del forno.



Appena  le palline son lievitate, spianare con il mattarello ogni pallina fino ad avere un disco di circa 15 cm di diametro, infarinare abbondantemente e mettere da parte, prenderne un’altra , fare la stessa cosa e poi sovrapporre i dischi di pasta a due a due e spianare con il mattarello fino ad ottenere  una sfoglia sottile: attenzione a non formare delle piegoline  altrimenti durante la  cottura non si gonfieranno.  
Con l'aiuto di un vassoio capovolto (o se si ha, una pala) far scivolare un disco di pasta sulla pietra o  la placca del forno  caldissima. Aspettare venti  di secondi: prima si formano delle bolle e rigonfiamenti che pian piano si allargano fino a far gonfiare tutta la pasta. Non aspettate troppo altrimenti si secca e non riuscite più a staccarle.( L'indicazione del tempo dipende da che gradazione raggiunge il forno.) 
Togliere dal forno il disco di pasta e poggiarlo su un piano, attendere qualche secondo  e poi separare i due dischi: fare attenzione perchè dalle bolle esce vapore molto caldo…
Ripetere per tutti i dischi.


Poi abbassare la temperatura del forno a 180 gradi e cuocere i dischi singolarmente fino a quando saranno dorate, circa 7 minuti.

Noi li abbiamo consumati subito accompagnati con formaggi e salumi e dell' olio extravergine d' oliva, il pane si conserva per tanti giorni , ma noi , come sempre, li abbiam consumati subito!
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sabato 14 gennaio 2012

Anniversario terremoto Valle del Belice e calzoni di patate fritti di Mariabianca


Questa immagine mi piace per ricordare l' anniversario del terremoto della Valle del Belice 1968-2012, sembra voler dire "Volate sempre più in alto... "


Alcune foto di chiese, monastero, ospedale che andarono distrutti durante il terremoto della Valle del Belice a Partanna e che da allora  sono inutilizzabili, per fortuna tante altre chiese  sono state restaurate ...






ospedale

ruderi della chiesadi Gesù e Maria vicino al castello 

campanile di San Francesco

e chiesa annessa al campanile



Chiesa di San Nicolò
Drammaticamente bello,bellissimo,da lasciar senza parole il video visto su youtube di Paolo Mollica sul terremoto della Valle del Belice del 1968...da vedere assolutamentehttp://www.youtube.com/watch?v=9NhsOCHFKyA&feature=related



Voglio ricordare ,poter rileggere, far leggere alcune parti dell’ omelia di  papa GIOVANNI PAOLO II del 20 novembre del 1982 quando venne in visita pastorale nella Valle del Belice…
 Fratelli e sorelle della Valle del Belice!
 1. “Grazia a voi e pace da Dio nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3). Si compie stamani un desiderio che ho coltivato a lungo nel cuore: quello di venire nella vostra terra, sconvolta dal terribile sisma del 1968, per recarvi la testimonianza del mio affetto e per incoraggiarvi nel generoso impegno con cui state lentamente sollevandovi dalle conseguenze di quel doloroso evento. Sia lodato Iddio che mi concede la gioia di quest’incontro con voi tanto caloroso e cordiale!
 Saluto il Vescovo di Mazara del Vallo, che ha così efficacemente interpretato i sentimenti dei confratelli delle diocesi di Agrigento, Monreale e Trapani, come pure di tutta la popolazione della Valle e, in particolare di voi, carissimi, che vi siete dati convegno nello stupendo scenario di questo angolo pittoresco della Sicilia.  ….
 …. Saluto voi, Uomini e Donne di questa terra, che avete vissuto l’esperienza sconvolgente di quella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968 ed avete affrontato, senza lasciarvene piegare, gli indicibili disagi che ad essa hanno fatto seguito in tutti questi anni. Saluto in particolar modo voi giovani, che muovevate allora i primi passi nell’esistenza o che non eravate nati ancora: il futuro della Valle del Belice è nelle vostre mani!
 2. Ho voluto che la mia prima sosta tra le genti della Sicilia fosse qui, nella terra del Belice. Non soltanto perché è giusto che il padre si volga innanzitutto verso i figli più provati, ma anche perché avevo verso di voi il debito di una promessa. Monsignor Trapani lo ha giustamente ricordato: quando lo scorso anno una delegazione dei Comuni di questa zona venne a rendermi visita in Vaticano, io promisi che avrei ricambiato la gentilezza recandomi di persona nella vostra terra per guardavi negli occhi e perché voi poteste leggere sul mio volto l’intensità dei sentimenti che nutro per voi, per i vostri vecchi, per i malati, per i vostri bambini.
 Sì, i vostri bambini. Un gruppo di essi venne qualche anno fa a Roma e fu accolto anche dal mio predecessore, il Papa Paolo VI, il quale, intrattenendosi con loro, ebbe a dire tra l’altro: “Sappiate che noi saremo i vostri avvocati”. La mia visita di oggi si colloca in ideale continuità con l’impegno preso da quel grande Papa nei vostri confronti. Io sono qui per testimoniarvi che la sollecitudine della Chiesa, manifestatasi in vario modo negli anni scorsi, non è venuta meno, ma permane sempre viva ed operante. Sono qui, altresì, per toccare con mano che, nonostante gli oltre quattordici anni passati da quella terribile notte, le conseguenze del sisma non sono ancora state completamente cancellate.
 Permane tuttora particolarmente grave il problema della casa: molte famiglie vivono ancora in baracche, sopportando il peso di sì precario stato di cose, indegno di persone civili. Come non levare la voce per denunciare l’innaturale perdurare di una situazione tanto penosa? La casa è esigenza primaria e fondamentale per l’uomo: in essa fioriscono gli affetti familiari, si educano i figli e si godono i frutti del proprio lavoro.
 In una Sicilia ricca di storia, di civiltà di tradizioni familiari umane e cristiane, la baracca è una degradazione ed un segno di precarietà, che offende ed umilia. Sia dunque offerta a tutti la possibilità d’una casa decorosa; sia offerta particolarmente ai bambini, i quali hanno bisogno d’un loro nido, d’un luogo sereno e caldo, dove crescere e svilupparsi, senza il rischio di traumi e di malattie.
 La mia presenza tra voi, carissimi, vuol essere richiamo ai responsabili e a tutte le persone di buona volontà perché si adoperino, tanto nell’ambito pubblico quanto in quello privato, per affrettare i tempi della ripresa, favorendo il completamento dei piani edilizi ed il rilancio economico e sociale di questa terra del Belice, che ha nelle doti di mente e di cuore dei suoi abitanti i presupposti sicuri per significativi progressi a vantaggio proprio e dell’intera comunità nazionale.
 3. Ma, cittadini del Belice, pur sollecitando il doveroso aiuto degli organismi amministrativi, dico a voi: abbiate fiducia soprattutto in voi stessi! Questi anni di traversie non vi hanno portato soltanto privazioni e sofferenze; essi hanno anche rivelato in voi insospettabili riserve di abnegazione e di coraggio, meravigliose risorse di inventiva e di generosità, commoventi slanci di altruismo e di solidarietà. Voi avete dunque ragione di far conto sulle vostre energie per l’impegno di ricostruzione, da cui dipende il vostro futuro.
…..
 È però necessario richiamare anche ciascun privato cittadino alla consapevolezza dei doveri che su di lui gravano nei confronti del bene comune. È solo col solidale contributo di tutti che si può far fronte a calamità naturali di questa portata ed avanzare sulla strada del civile progresso, creando spazi convenienti alle nuove generazioni, le quali s’affacciano all’esistenza e chiedono di poter recare il contributo delle loro fresche energie al comune benessere.
 4. Fratelli e sorelle della Valle del Belice! Ciò che in tempi di difficoltà e di crisi urge soprattutto promuovere è la formazione di coscienze mature, sensibili all’appello dei valori morali. La ricostruzione materiale della vostra terra si attuerà in modo pienamente soddisfacente e darà frutti durevoli nel tempo, se poggerà sulla salda roccia dei valori morali che hanno formato il patrimonio dei vostri antenati, consentendo loro di sopravvivere a difficoltà non minori di quelle da voi oggi affrontate.
 Voi sapete quali sono stati i valori che hanno ispirato le scelte di vita dei vostri padri: nonostante le debolezze e le deviazioni che hanno segnato anche le epoche precedenti, è fuor di dubbio che la fede ha illuminato e sorretto i vostri avi, purificandone progressivamente i sentimenti ed orientandone le scelte in senso sempre più conforme alle esigenze della dignità di uomini e di figli di Dio.
 È a questa sorgente che deve attingere anche la presente generazione, se vuole raggiungere quei traguardi di libertà, di giustizia e di pace a cui appassionatamente aspira. La fede infatti apre il cuore a Cristo. E Cristo sa “quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2, 25). Lui può quindi indicarvi la giusta strada per la piena attuazione delle speranze e degli ideali che ardono nel vostro animo. Non abbiate dunque paura di Cristo, ma apritegli le porte del vostro cuore!
 5. Noi siamo ora raccolti intorno all’altare, sul quale egli rinnoverà il mistero della sua passione e della sua risurrezione. Egli è dunque in mezzo a noi. Come non pensare alla scena descritta nella pagina evangelica, testé proclamata? Anche allora c’era molta folla intorno a Gesù, e fu in quella circostanza che il Maestro divino, a chi gli annunciava l’arrivo della Madre e dei parenti, rispose “girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno”: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (cf. Mc 3, 31-35).
 “Chi compie la volontà di Dio”. Ciascuno senta su di sé lo sguardo indagatore di Cristo, mentre egli ripete per noi queste parole. Il criterio enunciato quel giorno resta valido nei secoli. Ciò che decide dell’appartenenza a Cristo, stabilendo fra lui e l’anima un vincolo spirituale così profondo da poter essere assimilato a quello che lega fra loro i membri della stessa famiglia, è il “compiere la volontà di Dio”. Non v’è altro titolo che, agli occhi di Cristo, possa sostituire quest’unico, fosse pur quello della maternità puramente fisica. Se Maria è la prima creatura nei piani di Dio, ciò è dovuto al fatto che oltre ad essere la madre di Cristo secondo la carne, ha anche accolto la Parola di Dio con disponibilità totale, facendone in ogni ora del giorno sostanza viva della propria esistenza.
 Per questo ella “è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa e sua figura ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità” (Lumen Gentium, 35). A lei, pertanto, ciascun fedele deve guardare per apprendere come si “compie la volontà di Dio” e come si entra in comunione di vita con Cristo, Verbo di Dio disceso dal cielo per amore dell’uomo.
 6. Genti del Belice, io affido la vostra terra alla materna protezione della Vergine santissima: la sua effigie ho benedetto poco fa, invocandone l’intercessione per le numerose vittime del terremoto, i cui nomi sono iscritti nella stele marmorea ai suoi piedi.
 Accolga Maria sotto il suo manto ciascuno di voi, le vostre comunità, le singole famiglie, e custodisca vivida e ardente nei vostri cuori la fiamma della fede. Salvaguardi nei bambini il candore dell’innocenza; susciti nei giovani la passione per i grandi ideali; ispiri agli sposi il senso vivo della sacralità dell’amore; difenda l’età matura dalle tentazioni dell’opportunismo e del compromesso; conforti la vecchiaia, variamente provata nel corpo e nello spirito, col balsamo interiore della speranza.
 Col suo aiuto possa questa vostra terra, carissimi fratelli e sorelle, insieme con l’intera isola di Sicilia restare salda nella professione della fede, continuando a meritare di essere annoverata tra quelle “nazioni numerose” per le quali il profeta Zaccaria previde che avrebbero “aderito al Signore” e sarebbero diventate “suo popolo”. Possa dirsi sempre di questa Isola, sulla quale popoli diversi hanno lasciato tracce gloriose del loro passato, la parola solenne che abbiamo ascoltato nella prima lettura di oggi: “Egli, il Signore, dimorerà in mezzo a te” (Zc 2, 15).
 Se il Signore “dimorerà in mezzo a te”, terra di Sicilia che emergi dal mare più ricca di storia, e nei secoli sei stata un crocevia di popoli, potrai svolgere anche nel futuro un ruolo provvidenziale di raccordo tra l’Oriente e l’Occidente, e favorire l’incontro tra civiltà diverse, su tutte riverberando la luce portata agli uomini dal Cristo, Figlio di Dio e Figlio di Maria.
 Sì, il Signore “dimorerà in mezzo a te”. Non dimenticarlo! Sta qui il segreto dei tuoi futuri destini.






Ed ora la ricetta dei calzoni con patate molto ,molto buoni , facili e veloci,non potevano non essere così buoni visto che la fonte della ricetta è Mariabianca del blog "panzaepresenza" le cui ricette sono sinonimo di successo assicurato!


Ingredienti:

500 g di patate da pesare già bollite con tutta la buccia
500 g di farina 00
1 uovo
2 cucchiai di olio di semi (io sempre olio extra vergine d’ oliva)
40 g di lievito di birra
Sale quanto basta
Olio per friggere
Per il ripieno:
prosciutto cotto
mozzarella
provoletta

Preparazione:

In una pentola far bollire le  patate lavate con tutta la loro buccia, il sale e l’ acqua e appena cotte  pesarne  500 g  con tutta la buccia perché è la quantità che ci occorre, sbucciarle e schiacciarle con lo schiacciapatate.


Nel frattempo sbattere con una forchetta l’uovo  e unire i due  cucchiai di olio e sbriciolarvi dentro il lievito di birra, ATTENZIONE: il lievito va sbriciolato nell’uovo sbattuto e non sciolto nell’acqua tiepida

E allora fare una conca con la farina, le patate e unire l’uovo con lievito,aggiungere anche del sale perché altrimenti vengono un po’ “grevi”cioè si sente la mancanza del sale ,ed impastare. E’ meglio impastare quando le patate sono  tiepide perché  lavorare l’impasto diventa è più  facile, ma se le patate sono fredde non è nemmeno difficoltoso basta impastare qualche minuto in più!

Importante: senza far lievitare iniziare a fare subito il primo calzone avendo già pronto il condimento del calzone, io ho messo della mozzarella tagliata a dadini, delle fettine spezzettate di provo letta e del prosciutto cotto.


Per preparare i calzoni , prendere  una piccola quantità di pasta , appiattirla con il matterello o le mani  su un piano infarinato, formare un cerchio di pasta, l’ ho fatto con una tazzina, e riempire  al centro con  mozzarella ,prosciutto e provo letta e chiudere il tutto a mezzaluna e premendo bene la chiusura dei bordi con pollice ed indice

Adesso vedere che ore sono perché esattamente dopo un’ ora si deve iniziare a friggere il primo calzone fatto e per questo è importante mettere in ordine di preparazione i calzoni  sul tavolo infarinato in modo sistemato perché per friggerli si devono prendere ordinatamente…il primo,il secondo ,il terzo ecc…Friggere in olio bollente

ma prima di friggerli,mentre si prendono dal tavolo infarinato schiacciare i bordi dei calzoni  con pollice ed indice per evitare che aprendosi durante la frittura qualcuno potrebbe aprirsi e quindi  potrebbe rovinare l’olio di frittura.
Le foto più carine non le trovo più...